PRESENTAZIONE DEL SIGNORE
Parola guida del mese: vivere come “offerta” gradita a Dio
Nella prima lettura, il profeta Malachia ci introduce con forza nel tema di questa domenica: dopo “il Precursore”, Cristo verrà al suo tempio, il tempio di Gerusalemme, nel luogo che da adulto lo vedrà predicare e fare miracoli compiendo fedelmente la volontà del Padre.
Il Salmo 23 ci prepara a raccogliere e assaporare le acclamazioni simboliche che, presumibilmente, si cantavano nella processione dell’Arca dell’Alleanza: “Sollevate, porte, i vostri frontali / alzatevi, porte antiche, ed entri il Re della Gloria”.
L’immagine è bellissima: il Tempio costruito dagli uomini per Dio vede entrare il suo Creatore e, a differenza degli uomini che non lo hanno accolto, sussulta spalancando i portali.
I nostri cuori e la nostra immaginazione sono ora preparati all’entrata splendente del “Re della Gloria”, ma il ragionamento umano cede il passo a quello divino. Nel Vangelo di Luca, ecco apparire una famigliola: Maria, con in braccio il bambino Gesù, e Giuseppe al suo fianco con due colombe bianche da offrire al Signore, come prescrive la Legge. Avranno sentito riecheggiare nelle menti le parole del libro dell’Esodo “Consacrami ogni primogenito, il parto di ogni madre tra gli Israeliti – di uomini o di animali - : esso appartiene a me”, e i loro cuori ardenti erano pronti al simbolico rito.
Maria, con quanta cura avrai preparato il piccolo Gesù all’incontro del Padre! Quale stoffa, quali ricami avrai scelto per un giorno di gioia così speciale! La verità, che prima era solo nascosta nei vostri cuori, ora è svelata al mondo da umile gente, i pastori, e da dotti sapienti, i Magi.
Ecco, la Famigliola sale raggiante i gradini del Tempio. Il Bimbo sorride al tiepido sole e all’aria fresca del giorno con le manine protese alle bianche colombe che, incantate, avranno risposto al vivace sguardo con il loro tubare.
Vengono loro incontro Simeone ed Anna, primi personaggi di questa immensa storia di salvezza che prende la sua ufficialità nel Tempio, costruito per Lui e che, dopo la sua venuta, cesserà di essere.
Il messaggio di oggi è chiaro: offriamo la nostra vita a Cristo. Ardiamo d’amore per Lui, come i lumini dell’altare che ardono fino alla fine per illuminare ciò per cui sono stati acquistati.
E Cristo, non ci ha acquistati a caro prezzo? A prezzo della vita ci ha riscattati per vivere nella gioia eterna.
Ancora di più, oggi, ci sentiamo spronati al dono totale a Cristo e, fissando lo sguardo alla sua vita, avanziamo ogni giorno come offerta, come servizio per gli altri, per compiere appieno la volontà di colui che ci ha creato per amore “solo per amore”.
La seconda lettura rafforza il nostro proposito perché svela il senso della vita terrena di Gesù, nato per offrirsi gratuitamente come vittima in riscatto dei nostri peccati e togliere al diavolo, “Signore di questo mondo”, il potere sulla morte, a dimostrazione che la “Stirpe di Abramo” è a Lui più cara degli Angeli.
Dopo aver pacificato il corpo, le emozioni e la mente, invoco a lungo la presenza dello Spirito Santo. Giunto/a nel cuore visualizzo il tempio di Gerusalemme.
Sono solo/a, tra le colonne sento il profumo dell’incenso. Davanti a me i gradini portano al velo che custodisce il “Santo dei Santi”.
Nelle orecchie sento ancora il brusio delle preghiere elevate dal popolo di Dio.
Grato/a per avermi donato la vita, mi percepisco come una piccola fiamma d’amore e mi dono per la pace nel Mondo.
Ripeto al ritmo del respiro le parole “Entri nel mio cuore il Re della Gloria”.
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Risonanze sulla Liturgia della Parola del mese