DOMENICA 5 OTTOBRE 2003 – VENTISETTESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
Liturgia della Parola: Genesi 2,18-24; Salmo Resp. 127
rit. Ci benedica il Signore, fonte della vita; Ebrei 2,9-11; Marco 10,2-16.
Parola Guida e Impegno di Vita
“L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto”
Risonanze bibliche (fare memoria – ri cor dare)
dalla Prima Lettura: “Il Signore Dio disse: Non è bene che l’uomo sia solo …” – “L’uomo impose nomi a tutto il bestiame …” – “Allora l’uomo disse: Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa”.
dalla Seconda Lettura: “Era ben giusto che colui, per il quale e dal quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che guida alla salvezza”.
dal Vangelo: “Gesù disse loro: Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma in principio Dio li creò maschio e femmina …” – “Sicché non sono più due, ma una carne sola”. – “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio”.
Riflessione (illuminazione)
Veramente Dio ha fatto bene ogni cosa! Ha dato completezza e armonia alla sua creazione non solo nel regno delle cose, ma anche in quello delle coscienze, là ove l’uomo, suo cantore e gran visir, come direbbero i nostri fratelli musulmani, è posto al vertice della sua opera. E’ l’uomo infatti che darà un nome a tutti gli esseri della terra, ponendo un ponte tra le cose e il loro significato, ed è sempre lui che rispecchierà nel suo cuore l’unità perfetta di Dio, amando donando e riunendosi a sua volta in se stesso, appunto, uomo e donna, una carne sola: specchio del mistero stesso di Dio! Meglio dunque non poteva iniziare questo cammino meditato sulla Parola con l’invito a fare unità in se stessi e con gli altri, stando sempre attendi a non indurire il cuore, a separare cioè quello che Dio ha congiunto fin dal principio. Se noi infatti separiamo moriamo perché ci distacchiamo dalla vita che fluisce abbondante in noi e dalla fonte stessa dell’amore che ci fa essere in comunione gli uni gli altri. Questo è tutto il nostro cammino. La condizione essenziale è però quella di coltivare un cuore di fanciullo, aperto e fiducioso, e nello stesso tempo partecipare con tutto il nostro essere a quel sacrificio (sacrum facere) di Cristo che ha ricomposto nel suo corpo donato ogni divisione e discordia.
Mi chiedo (conversione)
1. Quali tipo di mente e di pensieri coltivo nel mio cuore; ho forse una mente e uno sguardo giudicante?
2. Sono affetto/a da durezza di cuore nel mio rapporto con gli altri; coltivo la compassione, la benevolenza, l’offerta con e in Cristo per amore?
3. Come partecipo concretamente alle difficoltà dell’esistenza mia e altrui: in famiglia, sul lavoro, nel quotidiano vivere?
Pratica meditativa (unione)
Pacificato e purificato il mio corpo e la mia mente invitandoli al silenzio d’ascolto, apro il mio cuore invocando lo Spirito Santo, potenza divina d’amore, che penetri e riscaldi la mia anima. Questo spazio è più piccolo di un granello di senape, ma più grande dell’universo intero. Ripeto ad ogni espiro: “L’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto”. Mi lascio penetrare da questa Parola perché dilati il mio cuore. Mi radico in essa perché porti il suo frutto. Faccio silenzio. A poco a poco sperimento “dal di dentro” una unione più forte e un’apertura di orizzonti più vasti. Esco dalla meditazione benedicendo tutti e proponendomi di guardare da questo profondo illuminato ogni cosa e persona.
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