II domenica di Pasqua - 7 aprile 2002
Oggi parliamo di:
FEDE GIOIOSA
(At 2,42-47; Sal 117/118; 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31)
E i discepoli gioirono al vedere il Signore
E bello per noi essere annoverati tra i beati che, pur non avendo visto i prodigi da lui compiuti, credono che Gesù di Nazareth, il figlio del falegname e della giovane galilea, è il Figlio dellUomo, il Cristo, linviato da Dio per la speranza e la salvezza dellIsraele1 antico e nuovo, il Figlio di Dio che siede alla destra del Padre ed ha il potere di rigenerarci dal peccato e di liberarci dalla morte. Eppure cè qualcosa di gioiosamente esaltante nel "vedere". Anche noi, Signore vogliamo avere la gioia di "vederti", di toccarti, di ascoltarti e avvertire quel sussulto di amore che i sensi regalano a chi ama. Magari solo di spalle, come lemorroissa, accontentandoci di toccare almeno un lembo della tua veste2. Siamo fatti di spirito e di carne, e questa carne ha bisogno della fisicità dellincontro per assaporare la gioia della presenza. Come può avvenire questo oggi per noi? NellEucarestia celebrata e vissuta? Nellascolto della tua Parola?
Abbiamo visto il Signore!
Ancora vedere, e non più il Gesù storico ma il Signore della gloria, con lorgoglio di dire: io cero, io ho visto. E sulla parola di quelli che hanno visto e udito, i testimoni oculari (apostoli) che oggi noi possiamo credere. La nostra fede è apostolicamente fondata e trasmessa. Non è il parto di congetture, riflessioni e mitologie, ma la tradizione dellesperienza collettiva di una comunità credente trasmessa e riattualizzata nella storia
Se non vedo non crederò
Sembra quasi di avvertire nellimpuntatura di Tommaso un sottofondo di gelosia: ha visto Maria, hanno visto i miei compagni e perché io no? Anchio voglio vedere, e non in maniera generica o da lontano, ma nella brutale concretezza di toccare le ferite provocate dalla crocifissione per avere la certezza di avere di fronte lo stesso Gesù visto morire in croce. Forse, il voler mettere le mani nelle ferite dellUomo non è sempre segno di poca fede.
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Mio Signore e mio Dio! Ci sono tanti modi di vedere, cioè conoscere, così come ci sono tanti modi di ascoltare. Forse quanti siamo noi, tutti apprendisti cristiani. Soprattutto ci sono molte tappe che vanno raggiunte con pazienza. Marta e Maria vedevano Gesù e lo ascoltavano: Maria, però, si era seduta ai piedi del Maestro e, ricettiva, fatta capace di accoglienza, lo ascoltava. Tommaso il concreto, il razionale, lincredulo, ha voluto attendere una settimana prima di dichiarare il suo credo, ma quando lha fatto ha espresso la professione di fede cristologica più alta di tutto il vangelo. Mio Signore e mio Dio! Attonito e con le lacrime agli occhi per il miracolo che aveva davanti e per aver dubitato non solo della resurrezione del Maestro ma anche della parola dei suoi fratelli. |
Lettera a Tommaso
Ma come Tommaso, sei stato tanto tempo con Gesù, lo hai ascoltato e visto mentre faceva i prodigi più grandi, mentre rivelava alle persone la loro storia di vita e li liberava dalle catene che non permettevano loro di fare una vita serena e beata, e non avevi ancora fatto la tua esperienza, il tuo incontro con Lui? Perché? Non ne eri forse consapevole? Ti sembrava troppo "Dio" per credere che anche in te il Signore aveva compiuto prodigi? Eri già vicino a Lui ma non ti eri coinvolto pienamente con il tuo corpo (emozioni, mente e spirito) nel cammino che Lui proponeva e che ti avrebbe portato alla salvezza della tua vita? Ma il Signore laveva capito che tu non avevi fatto unesperienza profonda che aveva cambiato il tuo modo di vedere la vita e allora ha permesso che tu prendessi più seriamente, per mezzo della tua esperienza di fede, la vita con Lui. Nel suo grande amore, è apparso solo per te, ed anche per noi, affinché cadessero tutti i dubbi ed anche noi potessimo dire: "Mio Signore e Mio Dio". Grazie Tommaso.
Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!
Sulla testimonianza degli apostoli. Il rimprovero per Tommaso è la nostra beatitudine. Credere in Cristo morto e risorto è la nostra beatitudine, di noi che crediamo pur non avendo visto e con Tommaso proclamiamo:
MIO SIGNORE E MIO DIO
PRATICA MEDITATIVA
MI PREPARO
VIVO LA MEDITAZIONE
Atti 2,42-47 La gioia della prima comunità
1Pietro 1,3 La gioia indicibile e gloriosa della fede
La fede più preziosa delloro
| 1Pietro 1,6 | "Siate ricolmi di gioia anche se
ora dovete essere per un po di tempo afflitti da
varie prove" In meditazione evoco le "mie prove più ricorrenti": con la luce dello Spirito cerco di vedervi dentro dei frammenti di gioia. |
| 1Pietro 1,7 | Visualizzo un "oggetto
doro" a me caro. Davanti a questo oggetto a lungo ripeto questa affermazione: "la fede è più preziosa delloro". Ringrazio del dono della fede ricevuta e chiedo al Signore di aiutarmi a coltivarla e ad esprimerla in opere di bontà e di bene. |
Giovanni 20,28 La preghiera dal cuore e del cuore
questa espressione MIO SIGNORE E MIO DIO la ripeto a lungo al ritmo del cuore.
CONCLUDO LA MEDITAZIONE
Terminato ogni esercizio di meditazione
Per ulteriori informazioni o per condividere risonanze che scaturiscono dalla meditazione sulla Parola di Dio, scrivi a meditazionecristiana@lycos.it