Risurrezione

 

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Testi evangelici: Mt 28; Mc 16; Lc 24; Gv 20-21

INTRODUZIONE

Il nome proprio dell'icona è Discesa agli inferi del Signore oppure più esattamente Anastasis (risollevamento o risveglio) di Adamo.

Svegliati, tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà (Ef 5, 14).

Lo schema iconografico si ispira all'arte imperiale, in cui il sovrano vittorioso appariva nell'atto di rialzare, cioè liberare dall'antica tiran­nia le personificazioni inginocchiate dei popoli conquistati.

La vittoria di Cristo sulla morte è definitiva e si estende a tutta l'u­manità, operando la liberazione totale dell'uomo prigioniero della po­tenza del peccato e della morte.

Osservazione e commento

Sull'icona si vede il Cristo vittorioso, circondato da un alone di lu­ce, simbolo della gloria della risurrezione. Cristo ha vinto la' morte non per se stesso, ma per tutta l'umanità, ecco perché con la mano de­stra afferra Adamo e insieme con Eva e con i tutti i santi dell' Antico Te­stamento li tira fuori dal sepolcro.

Cristo compie un movimento, che è insieme di discesa e di ascesa.

Scende, anzi sprofonda negli inferi, ma ne riemerge portando via con se coloro che erano tenuti prigionieri nel regno della morte. È la dina­mica pasquale di kenosi (abbassamento) e innalzamento.

Sotto i piedi di Gesù si apre una voragine oscura: è l'impero della morte e delle tenebre, vinto dal Cristo, è popolato dai vizi i pensieri e le tentazioni che seducono l'uomo e lo rendono schiavo.

PREGHIERA

Origene dice che, se continuo a vivere nel peccato, per me Cristo non è risorto. Incontrerò veramente il Cristo Risorto, il giorno in cui uscirò dal mio peccato, dalle mie passioni carnali e disordinate. Perché questo significa morire e rinascere con Cristo.

Possiamo interrogarci sulla presenza del Cristo Risorto nella nostra vita quotidiana.

Il segno principale di questa presenza è la gioia, ma la gioia nello Spirito.

Quando si contempla la risurrezione del Signore, s. Ignazio sugge­risce di chiedere la grazia di allietarsi e gioire intensamente per la grande gloria e gioia di Cristo nostro Signore /221/.

Primo, secondo e terzo punto sono gli stessi /194/, cioè vedere i per­sonaggi, ascoltare ciò che dicono, guardare ciò che fanno. Ma qui s. Ignazio aggiunge anche un 4° e un 5° punto:

/223/ Considero che la divinità, che nella passione sembrava nascon­dersi, ora appare e si manifesta così miracolosamente nella santissima risurrezione, attraverso i suoi veri e meravigliosi effetti.

/224/ Considero la funzione di consolatore che Cristo nostro Signore esercita, paragonandola al modo solito di consolarsi tra amici.

Poi /225/ alla fine farò un colloquio o più colloqui e dirò un Padre no­stro.

Regina caeli, laetare, alleluia,

Quia quem meruisti portare, alleluia, Resurrexit, sicut dixit, alleluia.

Ora pro nobis Deum, alleluia.

 

Pratica meditativa

  1. In silenzio lascio parlare in me la parola Risurrezione: che co­sa mi evoca?

  2. Faccio una lettura sapienziale di uno dei racconti delle ap­parizioni di Gesù e mi lascio illuminare: chiedo la grazia di rallegrarmi e di godere intensamente della gloria e della gra­zia del Cristo risorto.

  3. Libertà «da» «per» «con»: cosa mi svelano queste parole?

  4. Medito con fiducia il testo dei discepoli di Emmaus (Lc 24) e chiedo la grazia di essere liberato da ignoranza, disillusio­ne, tristezza, scetticismo, solitudine.

  5. Medito Gv 20,19-29 e Gv 21; chiedo la grazia di essere liberato dal dubbio, dalla paura, dal rimorso, dall'insicurezza. Espongo alla potenza del Risorto le mie «porte chiuse» perché vengano aperte dalla sua potenza.

  6. La liberazione dalla morte, la liberazione dal male, l'incor­porazione dinamica nella chiesa per servire il Regno: si con­siderano tra i fondamentali frutti della Risurrezione. Assaporo questi doni, li chiedo con fede.

  7. L'esperienza della Risurrezione del Cristo conduce l' o'rante a vivere in amore; invoco in un lungo tempo di orazione questo dono, sintesi di ogni altro dono. Posso fare una pre­ghiera ripetiti va: «Dio Amore invadimi ... », oppure: «Vieni, o carità immensa».

  8. Faccio una lettura sapienziale del Catechismo della Chiese Cattolica ai nn. 638-655.

  9. Prego: «O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo uni co Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alI< vita eterna, concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risur rezione, di essere rinnovati nel tuo spirito, per rinascere nel la luce del Signore risorto. Per Cristo nostro Signore. Amen»

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