esaltazione della croce

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Icona dell’Esaltazione della Croce

 

Premessa

 

  La festa dell’Esaltazione della Croce e l’icona  corrispondente hanno il loro fondamento storico   non solo nella crocifissione di Gesù, che fu allo stesso tempo la sua  esaltazione, ma anche  negli eventi storici che  portarono al riconoscimento ufficiale del cristianesimo nell’impero romano e alla vittoria del culto  cristiano sugli antichi culti  pagani.

 

Nel 312, durante  la campagna militare contro  Massenzio, Costantino (274 – 337) compì un primo atto di adesione al cristianesimo, ordinando che sugli scudi dei suoi soldati fosse inciso il monogramma di  Cristo. Questo avvenne perché, secondo  Eusebio di Cesarea (265 – 340), Costantino avrebbe avuto in Gallia  la  visione di una  croce con il motto τούτω νικα ( in hoc signo vinces), confermata poi  da un sogno, in seguito al  quale avrebbe fatto preparare uno  stendardo  ( labarum) con  il simbolo della croce. Secondo Lattanzio (250 – 327), fu invece alla vigilia della battaglia di Ponte  Milvio (28 ottobre 312) che Costantino ebbe un sogno, nel quale commonitus   est  ut celeste signum dei notaret in scutis (viene ammonito affinché  incida  il celeste segno di Dio sugli scudi). Fatto sta che l’imperatore Costantino  vinse la battaglia e, nell’anno 313, promulgò l’editto  di Milano, che portò al riconoscimento del cristianesimo in  tutto  l’impero romano. Per  effetto dell’editto di  Milano venivano resi ai cristiani i beni che  erano stati confiscati, sia alle comunità che ai privati.

 

Fu così che, durante il primo concilio ecumenico di Nicea (325), Mcario, vescovo di Gerusalemme, chiese  a Costantino  di riportare  alla luce il calvario e il sepolcro di Cristo, che  non erano più visibili a causa dei radicali lavori di ristrutturazione che la città aveva subito in seguito alla repressione della rivolta del 135. Con l’intento di fare scomparire ogni luogo di culto legato alla religione giudaica, l’imperatore Adriano aveva fatto costruire sul Golgota un tempio dedicato a Venere, per cancellare la memoria dei luoghi della Passione di  Gesù, venerati dai primi cristiani.

 

Costantino accolse la richiesta di Macario, ordinando la demolizione del tempio pagano, la liberazione del Santo Sepolcro dalle macerie e l’edificazione di un importante complesso architettonico. I lavori furono diretti da Elena, madre dell’imperatore, che nel 326 ritrovò il Santo Sepolcro, e nelle vicinanze i resti di tre croci, i chiodi e l’iscrizione che era stata affissa sulla croce. Si pose allora il problema di identificare quale delle tre era la vera Croce  di Gesù.

 

Si  legge in un discorso del monaco Alessandro (antico testo dei primi secoli dell’era cristiana di cui non si consce con esattezza la data di redazione) che l’imperatrice fu subito presa dal vivo desiderio di sapere quale delle tre croci fosse quella di Gesù Cristo. Essendovi una nobile matrona gravemente ammalata, quasi moribonda, avvicinate a lei le tre croci, si poté riconoscere subito quale fosse la croce desiderata, perché nell’avvicinare la croce di Gesù all’inferma, questa, toccata dalla grazia divina, si levò sul letto guarita e a gran voce magnificò il Signore.

 

Sul luogo venne edificata la basilica della Risurrezione o del Santo Sepolcro, consacrata il 13 settembre del 335. Il giorno seguente venne istituita la festa dell’Esaltazione della Croce, che diventò una della dodici feste del calendario ortodosso. Con il passare del tempo, la data del 14 settembre finì per prevalere ed eclissare la memoria della dedicazione della basilica.

 

La reliquia della  Santa Croce venne custodita nella Basilica della Risurrezione a Gerusalemme fino  al 614, quando i persiani conquistarono la città e bruciarono  la chiesa. Nel 628 l’imperatore Eraclio III sconfisse i persiani e riportò la Croce a Gerusalemme.

 

Grazie al Papa Sergio I, nel VII secolo, una parte della Croce giunse a Roma, dove inizialmente l’Esaltazione della Croce si celebrava il 3 maggio. A partire dal VII secolo prevalse anche a Roma la data del 14 settembre.

 

In tutte le chiese orientali, la croce si  trova  nel punto più alto dell’iconostasi,  affinché possa essere visibile a tutti da ogni angolo della chiesa e in qualsiasi  momento, realizzando così le parole di Gesù: E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me (Gv 12, 32).

 

La croce occupa un posto di grande rilievo nella liturgia orientale. Nella  Liturgia  delle Ore,  è dedicata alla Croce ogni giorno l’Ora Nona, che corrisponde  all’ora della morte di Gesù, e nel ciclo liturgico  settimanale il  venerdì, che corrisponde al giorno della Passione. Nel calendario liturgico ricorrono diverse feste dedicate  alla  croce, alcune mobili ed altre con data fissa. Le  feste  con data mobile sono il  Venerdì Santo e la terza domenica di  Quaresima, detta anche  Domenica dell’Adorazione  della Croce. Le feste con data fissa sono tre: il 7 maggio, la memoria  dell’apparizione del segno della venerabile  croce nel cielo  di Gerusalemme (7 maggio 351); il 1° agosto, la processione della preziosa e vivificante Croce; il 14 settembre, l’Esaltazione universale della venerabile e vivificante Croce.

 

Per le Chiese di tradizione bizantina l’Esaltazione della Croce è una delle feste del Signore ( despòtiche) di  prima classe e appartiene al gruppo delle dodici grandi feste liturgiche. È preceduta, perciò, da un giorno di vigilia ( proeortia) e seguita da sette giorni di dopo - festa ( metheortia) e da un ottavo giorno di congedo della festa ( apòdosis), che cade il 21 settembre.

 

Descrizione, osservazione e commento

Lo schema iconografico è molto semplice nelle sue componenti essenziale. L’icona riproduce il gesto del sacerdote, che eleva in alto la Croce, affinché tutti i fedeli possano vederla e adorarla. Come si canta nella liturgia dei Vespri della Solennità: Oggi, vedendoti esaltata  nelle mani dei vescovi, esaltiamo anche colui  che su di te fu innalzato  e ti adoriamo, attingendo copiosamente  la tua misericordia… ciò che anticamente Mosè ha  raffigurato nella sua persona  vincendo  e mettendo  in fuga  Amalek; ciò che  Davide il  melode  invitava  ad adorare come sgabello dei tuoi piedi, la  tua veneranda  Croce, o  Cristo Dio, noi oggi  l’adoriamo baciandola con labbra  indegne e inneggiamo  a te, che  hai voluto  esservi confitto, gridando: Signore, assieme al buon ladrone rendici degno  del  tuo  Regno.

 

Ci troviamo infatti all’interno di una chiesa. Sulla verticale centrale, dall’alto di un piedistallo, il celebrante innalza la Croce, mostrandola al popolo. Come si  innalzava un tempo lo stendardo del generale vittorioso, così la Croce viene elevata o esaltata, perché la Chiesa riconosce in lei il segno della vittoria di Cristo sulle  potenze del male e della morte. Questa è l’origine e il significato del nome della Solennità: Esaltazione o Elevazione della Santa Croce.

 

Intorno al podio su cui il celebrante innalza la Croce, sono rappresentati i fedeli, suddivisi in varie categorie, con abiti differenti e disposti secondo un ordine ben strutturato. In alcune icone si possono riconoscere i notabili con vesti sontuose, i  vescovi e poi uomini e  donne  di ogni  età. Rappresentano tutti i ceti e tutte le nazioni, poiché Cristo  dona la salvezza e la gloria  divina a tutti gli uomini, per mezzo della Croce.

 

Il significato  universale viene espresso attraverso il riferimento  ad  un evento storico  preciso. L’icona  rappresenta, infatti, il momento in cui  per la prima volta il  patriarca  Macario innalzò la Croce nel  centro della Basilica della Risurrezione, appena consacrata. Era il 14 settembre dell’anno  335, il giorno in cui venne istituita la festa dell’Esaltazione  della Croce.

 

In alcune icone, sul  piedistallo al centro della Basilica, si vedono uno o più diaconi che assistono il celebrante. A volte, due diaconi sorreggono le braccia di s. Macario, come Aronne e Cur   (Es 17, 12) sorressero le  braccia  di Mosè, che ottenne con la preghiera la vittoria di Israele contro Amalèk. È una chiara allusione alla Croce come segno di vittoria.

 

Nell’icona riprodotta sulla prima pagina di copertina, al lato destro del celebrante, sotto un baldacchino, si vede un personaggio  femminile di  grande importanza, come indicano le vesti sontuose, ma soprattutto l’aureola e la corona  imperiale, che le cingono il  capo. È s. Elena, che ritrovò la croce di Gesù e fu fisicamente presente alla liturgia presieduta da Macario. Più spesso, nelle icone di questo tipo, sono rappresentati l’imperatore Costantino e sua madre Elena, entrambi con le braccia elevate in gesto di preghiera  verso la Croce, che nella liturgia viene indicata come lo scettro di potere che  ci  governa.

 

Commentando un passo della Lettera agli Efesini, s. Gregorio di Nissa (335 – 395)  rivela il valore e il potere universale della Croce di Gesù. Il testo di s. Paolo è il seguente: siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e di conoscere l'amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio (Ef 3, 18 – 19). Ed ecco come procede il commento di Gregorio: la figura della croce, dividendosi in quattro parti a partire dalla giunzione del centro si estende nelle quattro dimensioni a cui  fa riferimento s. Paolo, che corrispondono al cielo ( l’altezza), all’abisso ( la profondità), alla terra ( la lunghezza) e al mare ( la larghezza). In tal modo, le quattro braccia della croce mostrano che colui che  è stato disteso su di essa, cioè il Cristo, è il Verbo di Dio la cui potenza e provvidenza penetrano e abbracciano la totalità della creazione. Da qui  (l’apostolo Paolo) pare significare  chiaramente che  non vi è niente nell’universo che  non sia sotto il dominio della natura divina […] Tu troverai in ciò che  avviene nella  tua  anima quando pensi a Dio la dimostrazione di ciò che  ho detto: guarda verso il cielo, scandaglia col  pensiero gli abissi, estendi lo spirito  verso i  confini dell’universo e rifletti quale è la potenza che hanno queste cose e chi è come il  legame di tutto. E vedrai  come nel  tuo spirito la potenza  divina da  se stessa prende  la forma della croce.

 

                                              Suggerimenti per la preghiera

  

Negli inni e nelle celebrazioni liturgiche, ricorre frequentemente il versetto: Adoriamo, o  Signore, la tua  Croce e glorifichiamo la tua  risurrezione. Siamo invitati ad adorare la Croce non in se stessa, ma perché è diventata immagine  del Crocifisso e della Risurrezione. Come afferma Andrea di  Creta (660 – 740): Noi adoriamo la Croce, perché in essa benediciamo il Crocifisso. Nel  secondo Concilio di Nicea (787) si precisò la natura esatta di  tale adorazione: alla croce, come pure  alle  icone, conviene  rendere un’adorazione di onore, ma non un vero culto, riservato solo  a Dio, perché l’onore reso all’immagine adora la sostanza di ciò che  vi è rappresentato.

 

Nell’icona, riuniti intorno alla croce con s. Macario e s. Elena ci sono vescovi, sacerdoti e santi innografi. Anche noi ci uniamo a loro con la mente e con il cuore pregando: Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo, perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo.

 

Possiamo  nutrire e approfondire la nostra preghiera con  la Parola di Dio, meditando  il  testo di  1Cor 1, 18 – 25 sulla    parola della croce, stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, potenza e sapienza  di Dio.

 

La celebrazione liturgica bizantina può offrirci alcuni spunti molto suggestivi per la preghiera personale e comunitaria. In particolare Alla fine del Mattutino compie il rito dell’esaltazione e della venerazione della Santa Croce, nel quale viene utilizzato il basilico,  l’erba profumata che, secondo la tradizione, era l’unica a crescere sul Calvario e che attorniava la Croce quando fu ritrovata. Il sacerdote prende dall’altare il vassoio che contiene la Croce preziosa collocata in mezzo a foglie di basilico, e lo porta in processione, tenendolo sulla sua testa fino alla porta centrale dell’iconostasi e in mezzo alla chiesa. Lì depone il vassoio su un tavolino, appositamente preparato, fa tre prostrazioni fino a terra e, presa il mano la Croce con alcuni rametti di basilico, si volge a oriente e la innalza sopra il proprio capo, poi l’abbassa fino a terra e infine traccia il segno di croce, mentre i fedeli  cantano per cento volte Kyrie eleison. Ripetendo questa grande benedizione verso i quatto punti cardinali e di nuovo verso oriente, il sacerdote invoca la misericordia e la benedizione del Signore sulla Chiesa e sul mondo intero. Al termine, il sacerdote innalza di nuovo la Croce e con essa benedice il popolo, che poi passa a venerarla e riceve delle foglie di basilico, per ricordare il buon profumo di Cristo risorto, che tutti i cristiani sono chiamati a testimoniare nel mondo.

 

In uno degli inni sulla crocifissione, Efrem il Siro canta il tema evangelico del prendere la propria croce e seguire Cristo, rivolgendosi a Simone di Cirene e a Simon Pietro che muorì anche lui in croce: Beato anche tu, Simone, che hai portato durante la vita la croce dietro al nostro Re. Sono fieri coloro che portano le insegne dei re ma svanirono i re con le loro insegne. Beate le tue mani che alzarono e portarono in processione la croce che si chinò e ti donò la vita. Il tuo fardello ti ha portato nella dimore della vita e ti ha trasferito là, poiché è il vascello del Regno. 

 

Inni  della Festa 

 

Adoriamo la tua Croce,

 o Signore,

 e magnifichiamo

la tua santa Resurrezione.

Tu che volontariamente

sei stato innalzato sulla Croce,

per il glorioso e nuovo ordine di cose

che hai istituito,

donaci le tue misericordie,

Cristo Dio;

allieta nella tua potenza

i nostri fedeli governanti,

dando loro vittorie sui nemici.

Abbiamo la tua alleanza,

scudo di pace,

trofeo invincibile.

Salva il tuo popolo, o Signore,

e benedici i tuoi figli;

assicura alla tua Chiesa la vittoria sui suoi nemici

e proteggi il popolo con la tua Croce.

 

PRATICA MEDITATATIVA

1.La CROCE e le croci: in meditazione approfondisco questa frase e chiedo la grazia di assaporarne le preziosità.
 
2. Evoco qualche mia esperienza di vita "croce-fissa": individuo i mezzi adopeati per non cadere in depressione
 
3.La croce "sapienza e potenza di Dio": ne imploro dallo Spirito Santo l'esperienza
 
4.Compongo una preghiera che esprima  "l'esaltazione della Croce"