IL PROLOGO DEL VANGELO
DI GIOVANNI (Gv 1,1-18)
INNO A CRISTO
RIVELATORE
Gesù: Dio che si fa
"vedere"
1. Orazione
iniziale: Signore Gesù, affiàncati a noi come un
giorno aiutasti i discepoli di Emmaus a cogliere,
alla luce del disegno preannunciato dalle Scritture, la presenza salvifica
negli avvenimenti della tua Pasqua. Così, la croce che sembrava la fine di ogni
loro speranza, è apparsa sorgente di vita e di risurrezione. Signore Gesù, invia il tuo Spirito e suscita
in noi il silenzio orante, per accogliere, ascoltare e comprendere la tua
parola che nel rivelarsi illumina. Questo ti chiediamo, Gesù, figlio di Maria,
Verbo fatto carne, Tu che ci hai rivelato e ancora ci riveli il vero volto del
Padre, Amen.
b) Testo: 1 In principio era il Verbo, e il
Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli
era, in principio, presso Dio: 3 tutto è stato fatto per mezzo di
lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. 4 In lui era la vita e la vita era
la luce degli uomini; 5 la luce splende nelle tenebre e
le tenebre non l'hanno accolta. 6 Venne un uomo mandato da Dio: il
suo nome era Giovanni. 7Egli venne come
testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo
di lui. 8Non era lui la luce, ma doveva dare
testimonianza alla luce. 9 Veniva nel mondo la luce vera, quella
che illumina ogni uomo. 10Era nel mondo e il mondo
è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. 11Venne
fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. 12 A quanti però lo hanno
accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo
nome, 13i quali, non da sangue né da volere di
carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14 E il Verbo si fece carne e venne
ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come
del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15Giovanni
gli dà testimonianza e proclama: "Era di lui che io dissi: Colui che viene
dopo di me è avanti a me, perché era prima di me". 16Dalla
sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. 17 Perché
c) stile e contenuto: Il testo si presenta in forma
lirica, estremamente carico dunque di suggestioni evocative, ma altrettanto
arduo ed insondabile all’approccio. L’elaborazione del contenuto procede come
per ondate successive, con prime enunciazioni e successive riprese. La
presentazione della missione del Cristo si intreccia poi con quella di Giovanni
il Battista. Senz’altro già dalla lettura del solo Prologo si può intuire
quanto il Quarto Vangelo sia, rispetto agli altri tre, davvero singolare;
mentre, ad esempio, i Sinottici si dimostrano attenti alla ricostruzione
storica della vicenda di Gesù, Giovanni pone soprattutto interesse a cogliere
il mistero profondo del Cristo, il suo significato simbolico e spirituale,
teologico e mistico.
L’evangelista
Giovanni inquadra la missione di Gesù nel contesto universale del disegno della
storia della salvezza e, non a caso, per riferirsi a lui, a Gesù, utilizza, di
preferenza, la connotazione relazionale di Figlio
oppure le espressioni figurate di Verbo
(Logos-Parola), di Luce e di Vita, termini,
questi ultimi, che rimandano alla primigenia azione di Dio. Ciò che accade nel
mistero dell'Incarnazione è dunque strettamente da collegarsi col progetto iniziale
della creazione: costituisce la nuova e definitiva creazione; in altre parole,
è il compimento della salvezza. La salvezza, il senso autentico della vita, si manifesta
pienamente dunque con i tratti di una assoluta comunicazione-rivelazione
(Verbo) da parte di Dio a noi e in noi (nella nostra carne) o come pienezza di
illuminazione (Luce), al fine di mostrare, al cuore stesso dell'umanità, il
vero volto di Dio Padre ponendo così fine ad ogni tenebra d'ignoranza e ad ogni
distanza di errore alimentate dal male. Si tratta di una totalità di grazia
liberata da Gesù (“grazia su grazia”) messa totalmente a disposizione degli
uomini, i quali, una volta per tutte, si trovano finalmente nella condizione di
poter accogliere, assecondare ed esprimere la propria originaria vocazione di figli di Dio e dunque di poter
coltivare tale relazione.
3. Note di commento: 1,1-5: Verbo (Logos o
Parola) è innanzitutto Dio stesso che rivela, pronunciandolo il suo progetto unicamente
di salvezza. “In principio era il Verbo” rimanda al
versetto iniziale della Bibbia: "In
principio Dio creò il cielo e la terra" (Gen
1,1), là dove si dice che Dio ha creato mediante la sua Parola ("Dio
disse"). "Lui parlò e le cose cominciarono ad esistere" (Sal 33,9; 148,5). Tutte le realtà create
sono dunque il frutto di un pronunciamento divino: "Fiat! Voglio che tu ci sia!"… Il
Prologo attesta che la presenza universale della parola di Dio è apportatrice di
vita e luce per ogni creatura. Ma tanti, sin dall'inizio
(mistero drammatico del peccato e della morte), rifiutano, nella loro vita, di percepire
e di accogliere il vangelo della presenza luminosa della Parola.
1,6-8: Giovanni il Battista (come la
luna, splendente cioè di luce riflessa; modello del vero discepolo-testimone)
fu inviato, come precursore, per favorire la comprensione, nel popolo, della
nuova presenza luminosa e consolante della parola di Dio (Cristo-sole).
Giovanni il Battista viene qui ampiamente ricordato
anche perché la sua figura aveva preso così tanto rilievo sino alla fine del
primo secolo, epoca del Quarto Vangelo, che molti ancora pensavano che fosse
lui il Messia (Lc 3,15; Gv
1,20; At 19,3;). In questo senso il Prologo si preoccupa di precisare:
"Giovanni non era la luce! Venne per rendere testimonianza alla
luce!"
1,9-11: come un tempo si è manifestata
nella creazione e poi nella storia del popolo eletto, così ora
1,12-13: Quanti però si dimostrano
docilmente aperti ad accogliere
1,14: "
non in mezzo al popolo. Ora invece la tenda dove Dio dimora è "con
noi", ma ciò che è ancor più inaudito è che si tratta di una presenza non
simbolica, come quella di allora, ma nella
carne, di carne (da cui: "incarnazione"), cioè nella nostra umanità più reale e
concreta e, per questo, più esposta e fragile (significato di ,”carne” nel linguaggio
semitico). L’evangelista Giovanni qui si oppone ad ogni interpretazione e
tentazione di tipo spirituaIista
o gnostico (che già stava serpeggiando) e restituisce al disegno salvifico un
valore del tutto realistico. L'espressione di tanta amorevole accondiscendenza nel l'abbracciare persino la fragilità della “carne”
rappresenta, per Giovanni, il singolare segno distintivo della manifestazione
della gloria divina in Gesù "l’Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di
verità!”. D’ora in poi per cogliere la vera gloria di Dio non dobbiamo guardare
in alto ma in “basso”…
1, 1 5 : Ritorna la menzione a Giovanni il Battista la cui
testimonianza forte ed inequivoca rimanda decisamente
al primato spirituale di Gesù. E’ infatti lui ad indicarne
la presenza al mondo ("Ecco!").
1,16-18: Gesù, dalla sua pienezza di umiliazione,
fonte di gloria, è elargitore di una grazia così sovrabbondante da superare ogni
limite e da dimensionare ogni precedente manifestazione di
sapienza quale, ad esempio, l’antico dono della Legge (Mose). Lo
scopo della missione di Gesù è eminentemente rivelativo: farci partecipi, dal di
dentro, della sua stessa relazione col Padre (essere posti, in Lui (Gesù), nel
"seno del Padre"). Proprio per questo la sua missione è salvifica.
4. Approfondimenti tematici: a) La rivelazione mediante
a) -
autentica di restituire amore e dialogo: insomma alla dimensione, alla
dignità, altrimenti troppo sopita, del nostro essere figli di un Dio finalmente
conosciuto e amato (Padre).
b) -
non siano svelate le sue opere" (Gv 3,2O): e
qui, per tanta parte, si sta parlando di me; del mio lato
oscuro, opaco, sterile... impresentabile. "Chi opera la verità invece viene alla
luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte da Dio"
(Gv 3,21). Concedici, Signore, di venire alla Luce; concedici
di rinascere in te!
5. Orazione Finale:
Signore
Gesù, ti ringraziamo perché; Parola vivente, sempre ci mostri l'unico
necessario: il volto del Padre. E' in te la sorgente della vita; alla tua luce
vediamo la luce. Fa’ che i l tuo Spirito illumini le
nostre azioni e ci comunichi la forza di aderire, come figli, a ciò che la tua
Parola ci ha rivelato. Fa’ che anche noi, come il Battista, possiamo
testimoniare
6. Frutti: ...Esprimi
i tuoi personali propositi di risposta; le tue difficoltà e, se ti è concesso,
la tua fiduciosa adesione... "Il frutto del silenzio è la preghiera, il frutto della preghiera è la
fede, il frutto della fede è l'amore, il frutto dell'amore è il servizio, il
frutto del servizio è la pace. (Madre Teresa di Calcutta)
(di Don Paolo Berciga)