IL PROLOGO DEL VANGELO DI GIOVANNI (Gv 1,1-18)

INNO A CRISTO RIVELATORE

Gesù: Dio che si fa "vedere"

 

1. Orazione iniziale: Signore Gesù, affiàncati a noi come un giorno aiutasti i discepoli di Emmaus a cogliere, alla luce del disegno preannunciato dalle Scritture, la presenza salvifica negli avvenimenti della tua Pasqua. Così, la croce che sembrava la fine di ogni loro speranza, è apparsa sorgente di vita e di risurrezione.    Signore Gesù, invia il tuo Spirito e suscita in noi il silenzio orante, per accogliere, ascoltare e comprendere la tua parola che nel rivelarsi illumina. Questo ti chiediamo, Gesù, figlio di Maria, Verbo fatto carne, Tu che ci hai rivelato e ancora ci riveli il vero volto del Padre, Amen.

 

2. a) Introduzione: Il cosiddetto prologo di Giovanni è tra le pagine più dense e suggestive dei Vangeli. Agostino e Giovanni Crisostomo giustamente hanno detto che concepire simili parole va al di là delle possibilità umane. Prologo è la via d'accesso, il portone d'ingresso; etimologicamente “la prima cosa detta o scritta” e, non a caso, lo troviamo all'inizio del Quarto Vangelo. Qui però non si tratta di una semplice introduzione, ma di un vero e proprio “vangelo in sintesi”, un “condensato”, una “quintessenza” del vangelo.

 

b) Testo: 1 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli era, in principio, presso Dio: 3 tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. 4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5 la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno accolta. 6 Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. 9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. 11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. 12  A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15Giovanni gli dà testimonianza e proclama: "Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me". 16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. 17 Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 18  Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

 

c) stile e contenuto: Il testo si presenta in forma lirica, estremamente carico dunque di suggestioni evocative, ma altrettanto arduo ed insondabile all’approccio. L’elaborazione del contenuto procede come per ondate successive, con prime enunciazioni e successive riprese. La presentazione della missione del Cristo si intreccia poi con quella di Giovanni il Battista. Senz’altro già dalla lettura del solo Prologo si può intuire quanto il Quarto Vangelo sia, rispetto agli altri tre, davvero singolare; mentre, ad esempio, i Sinottici si dimostrano attenti alla ricostruzione storica della vicenda di Gesù, Giovanni pone soprattutto interesse a cogliere il mistero profondo del Cristo, il suo significato simbolico e spirituale, teologico e mistico.

L’evangelista Giovanni inquadra la missione di Gesù nel contesto universale del disegno della storia della salvezza e, non a caso, per riferirsi a lui, a Gesù, utilizza, di preferenza, la connotazione relazionale di Figlio oppure le espressioni figurate di Verbo (Logos-Parola), di Luce e di Vita,  termini, questi ultimi, che rimandano alla primigenia azione di Dio. Ciò che accade nel mistero dell'Incarnazione è dunque strettamente da collegarsi col progetto iniziale della creazione: costituisce la nuova e definitiva creazione; in altre parole, è il compimento della salvezza. La salvezza, il senso autentico della vita, si manifesta pienamente dunque con i tratti di una assoluta comunicazione-rivelazione (Verbo) da parte di Dio a noi e in noi (nella nostra carne) o come pienezza di illuminazione (Luce), al fine di mostrare, al cuore stesso dell'umanità, il vero volto di Dio Padre ponendo così fine ad ogni tenebra d'ignoranza e ad ogni distanza di errore alimentate dal male. Si tratta di una totalità di grazia liberata da Gesù (“grazia su grazia”) messa totalmente a disposizione degli uomini, i quali, una volta per tutte, si trovano finalmente nella condizione di poter accogliere, assecondare ed esprimere la propria originaria vocazione di figli di Dio e dunque di poter coltivare tale relazione.

 

3. Note di commento: 1,1-5: Verbo (Logos o Parola) è innanzitutto Dio stesso che rivela, pronunciandolo il suo progetto unicamente di salvezza.In principio era il Verbo” rimanda al versetto iniziale della Bibbia: "In principio Dio creò il cielo e la terra" (Gen 1,1), là dove si dice che Dio ha creato mediante la sua Parola ("Dio disse"). "Lui parlò e le cose cominciarono ad esistere" (Sal 33,9; 148,5). Tutte le realtà create sono dunque il frutto di un pronunciamento divino: "Fiat! Voglio che tu ci sia!"… Il Prologo attesta che la presenza universale della parola di Dio è apportatrice di vita e luce per ogni creatura. Ma tanti, sin dall'inizio (mistero drammatico del peccato e della morte), rifiutano, nella loro vita, di percepire e di accogliere il vangelo della presenza luminosa della Parola. La Parola viva di Dio, presente in tutte le cose e che brilla sulle tenebre, è contrastata dalle tenebre stesse che pretendono di spegnerla, di metterla a tacere, in una terribile logica di morte.

1,6-8: Giovanni il Battista (come la luna, splendente cioè di luce riflessa; modello del vero discepolo-testimone) fu inviato, come precursore, per favorire la comprensione, nel popolo, della nuova presenza luminosa e consolante della parola di Dio (Cristo-sole). Giovanni il Battista viene qui ampiamente ricordato anche perché la sua figura aveva preso così tanto rilievo sino alla fine del primo secolo, epoca del Quarto Vangelo, che molti ancora pensavano che fosse lui il Messia (Lc 3,15; Gv 1,20; At 19,3;). In questo senso il Prologo si preoccupa di precisare: "Giovanni non era la luce! Venne per rendere testimonianza alla luce!"

1,9-11: come un tempo si è manifestata nella creazione e poi nella storia del popolo eletto, così ora la Parola di Dio, la Luce vera, si è esternata, in modo del tutto speciale, nel "mondo”. Mondo significa il contesto universale della vita e della storia umana, ma per l’evangelista Giovanni significa soprattutto ogni sistema terreno, politico e persino religioso, che finisce per chiudersi in se stesso, nel piccolo orizzonte dei propri interessi solo materiali. Mondo è allora anche Israele (“la sua gente") nella misura in cui si dimostra incapace di riconoscere e di ricevere, nella pienezza dei tempi, il nuovo e definitivo appello di Dio.    La storia della salvezza è, per tanta parte, contrassegnata dal rifiuto al piano di Dio; già all’inizio del vangelo si staglia all’orizzonte l’ombra della croce ed il prospetto di una vittoria che non potrà che essere pasquale.

1,12-13: Quanti però si dimostrano docilmente aperti ad accogliere la Parola hanno la sorprendente possibilità di scoprirsi  figli di Dio. E non tanto in forza di un loro particolare merito o privilegio ("carne e sangue") ma per pura grazia. Il semplice fatto di farsi fiduciosamente disponibiIi a credere ottiene loro che il Padre, nella sua bontà, li possa finalmente riconoscere ed accogliere come figli.

1,14: "La Parola si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (pose la sua tenda tra di noi)!” Il testo è quanto di più ardito si possa immaginare; è la coincidenza degli opposti.  Anticamente, nel deserto, al tempo dell’Esodo, Dio.   "viveva" in una tenda, accanto ma al di fuori dell’accampamento;

non in mezzo al popolo. Ora invece la tenda dove Dio dimora è "con noi", ma ciò che è ancor più inaudito è che si tratta di una presenza non simbolica, come quella di allora, ma nella carne, di carne (da cui: "incarnazione"), cioè nella nostra umanità più reale e concreta e, per questo, più esposta e fragile (significato di ,”carne” nel linguaggio semitico). L’evangelista Giovanni qui si oppone ad ogni interpretazione e tentazione di tipo spirituaIista o gnostico (che già stava serpeggiando) e restituisce al disegno salvifico un valore del tutto realistico. L'espressione di tanta amorevole accondiscendenza nel l'abbracciare persino la fragilità della “carne” rappresenta, per Giovanni, il singolare segno distintivo della manifestazione della gloria divina in Gesù "l’Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità!”. D’ora in poi per cogliere la vera gloria di Dio non dobbiamo guardare in alto ma in “basso”…

1, 1 5 : Ritorna la menzione a Giovanni il Battista la cui testimonianza forte ed inequivoca rimanda decisamente al primato spirituale di Gesù. E’ infatti lui ad indicarne la presenza al mondo ("Ecco!").

1,16-18: Gesù, dalla sua pienezza di umiliazione, fonte di gloria, è elargitore di una grazia così sovrabbondante da superare ogni limite e da dimensionare ogni precedente manifestazione di

sapienza quale, ad esempio, l’antico dono della Legge (Mose).       Lo scopo della missione di Gesù è eminentemente rivelativo: farci partecipi, dal di dentro, della sua stessa relazione col Padre (essere posti, in Lui (Gesù), nel "seno del Padre"). Proprio per questo la sua missione è salvifica.

 

4. Approfondimenti tematici: a) La rivelazione mediante la Parola di Verità; b) la Luce

a) - La Parola di Verità: La mamma parla al suo piccino neonato; gli parla sempre. Verrebbe da dirle:"Perché lo fai, non vedi che non può capire; non ti accorgi che è tutto tempo sprecato?,,, Sta forse tutta qui qui la differenza tra uno che ama il bambino ed un estraneo; chi ama parla al bambino, chi non ama non solo non ha niente da dirgli ma addirittura avverte imbarazzo al solo pensiero di dover percorrere il linguaggio buffo dei vezzeggiativi, dei complimenti, dei sorrisini.   Eppure è assodato che l’intuizione d'amore che spinge spontaneamente la mamma a parlare continuamente al proprio bambino, e fin da quando lo porta in grembo, non è affatto inutile, anzi, e la premessa, la garanzia stessa della possibilità di una sua futura crescita armoniosa ed affettivamente sana. Il bambino che, in un'atmosfera di amorevole accoglienza, ha sentito su di sé le parole è munito per sempre di quel patrimonio buono che gli permetterà di vivere e di relazionarsi sereno con tutto e con tutti. Questa immagine può aiutarci ad apprezzare la portata decisiva della presenza del Signore come Parola, che è poi l’elemento decisivo del Prologo. Il Signore ha colmato tutti i cieli della distanza per accostarsi a noi ("carne", "tenda"). In Gesù, Dio si è chinato per venire a sussurrare al nostro orecchio le parole di verità e di amore. Queste uniche sono capaci di risvegliare dal torpore, dalla paura mortale, dal sospetto la nostra esistenza e condurla alla fiducia, alla gioia, alla capacità

autentica di restituire amore e dialogo: insomma alla dimensione, alla dignità, altrimenti troppo sopita, del nostro essere figli di un Dio finalmente conosciuto e amato (Padre).

b) - La Luce: Quando tutto è buio, il buio può sembrare la norma e la normalità, ma quando finalmente un raggio di sole riesce a squarciarlo, ecco tutta la differenza. La luce dischiude allora un orizzonte vasto, un mondo di disponibili opportunità. Con la luce, sorriso della vita, viene messa in risalto la bellezza, la varietà, la possibilità di comunicare, la libertà di muoversi. Il buio è invece opacità indifferenziata; è tentazione di chiusura ed isolamento; è pessimismo di morte... Eppure:"Veniva nel mondo la luce vera” e "La luce splende nelle tenebre, ma re tenebre non l’hanno accolta.    Già, esiste un perverso e pervicace attaccamento all'oscuro, al torbido; un'avversione alla solarità e alla trasparenza: il ladro opera di notte, l'investitore pirata fugge di nascosto, il rapinatore si copre il volto, l'imbroglione declina false generalità... “Chiunque fa i l male, odia la luce e non viene alla luce, perché

non siano svelate le sue opere" (Gv 3,2O): e qui, per tanta parte, si sta parlando di me; del mio lato

oscuro, opaco, sterile... impresentabile.  "Chi opera la verità invece viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte da Dio" (Gv 3,21). Concedici, Signore, di venire alla Luce; concedici di rinascere in te!

 

5. Orazione Finale:

Signore Gesù, ti ringraziamo perché; Parola vivente, sempre ci mostri l'unico necessario: il volto del Padre. E' in te la sorgente della vita; alla tua luce vediamo la luce. Fa’ che i l tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza di aderire, come figli, a ciò che la tua Parola ci ha rivelato. Fa’ che anche noi, come il Battista, possiamo testimoniare la Luce vera e, come Maria, tua Madre, non solo ascoltare la Parola, ma darle vita. Tu che vivi e regni con il Padre, nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen!

 

6. Frutti: ...Esprimi i tuoi personali propositi di risposta; le tue difficoltà e, se ti è concesso, la tua fiduciosa adesione...                 "Il frutto del silenzio è la preghiera, il frutto della preghiera è la fede, il frutto della fede è l'amore, il frutto dell'amore è il servizio, il frutto del servizio è la pace. (Madre Teresa di Calcutta)

 

(di Don Paolo Berciga)